Sempre ti cerco

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Sempre ti cerco, perché vederti non è trovarti, parlarti non è conoscerti.

In ogni dove ti cerco: nel tuo sorriso, nei tuoi silenzi, nella tua assenza.

Così io ti cerco quando non ci sei e anche quando mi sei accanto.

E’ la tua essenza che cerco, per rendere vera la tua immagine e dare corpo alla tua luce.

In ogni momento ti cerco e quando ti troverò, ancora, ancora e sempre ancora ti cercherò.

(Luisa)

Ti cerco

Luce

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Non ho talento, possiedo solo uno stato permanente di bontà“…

…E non è sufficiente per vivere,

per affrontare il buio che appesantisce il cuore.

Così si attende  l’alba ma, il più delle volte, la luminosità del giorno non fa altro che ferire i nostri occhi.

Allora si continua a sperare, ad aspettare  una nuova luce,

più dolce, meno violenta,

che possa riscaldare il corpo senza incenerire l’anima.

(Luisa)

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Di te ho bisogno

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Fuggo dalla folla che popola la mia mente,

perchè è solo di te che ho bisogno.

La solitudine è la mia meta e ora il sonno reclama i miei occhi; lascio che s’impadronisca di me, ma solo per raggiungerti in un azzurro di cielo che riempie i sogni.

Ma tu dimmi: “A cosa mi serve tutto questo universo se tu non sei qui a tenermi la mano?”

(Luisa)

solitudine

Il canto del vento

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E’ il canto del vento che vibra nell’anima come fosse presagio di vita.

Non canta la consistenza della disperazione che rende umani e degni di pietà.

Canta il sogno che sfuma al risveglio e la bellezza di un orizzonte troppo lontano.

Canta il ricordo di un sorriso e la memoria di un volto che si perde in uno spazio indefinito.

Canta lo splendore di una stella, la nostalgia di un desiderio e la felicità dell’illuso.

Canta il giorno che rincorre la notte e la notte che rincorre il giorno, in un perpetuo e inutile  tentativo di sfiorarsi.

Canta la speranza dell’adolescente, dove  risiede l’ultimo pezzo di gioia.

Canta l’equilibrio del funambolo, un paesaggio immaginato, la timidezza di chi tace.

E’ questo  il malinconico canto che accompagna  l’esistenza di chi sa ascoltare il triste  addio  che sussurra il vento.

(Luisa)

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Attesa

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In quale angolo della terra lascerai riposare i tuoi occhi per inseguire i tuoi sogni?

Quali poesie regalerai alla vita nella contemplazione di un cielo stellato?

Fuori piove, la strada è incerta e ogni passo è dubbio e nebbia.

Io attendo la tua rivelazione.

Da lontano ti osservo sfiorando il tuo silenzio.

Seguo le orme dei tuoi sorrisi  e prego per la tua felicità.

(Luisa)

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Distanze

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Sono passi leggeri quelli che ci avvicinano,

ma per colmare le infinite distanze che ci dividono,

non basterà camminarci incontro una vita per riconoscerci.

 

Restiamo così, sospesi tra il desiderio di sfiorarci

e la lontananza incolmabile dei nostri sguardi.

 

Ti raggiungerò  in un gioco di ricordi inventati

e rivivrò di un passato mai vissuto,

dove le parole sono silenzi e il tuo volto abbandono.

(Luisa)

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Lettera al Presidente Trump

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Presidente, per favore, nel suo Paese vorrei entrare, ho una madre che mi aspetta, una sorella che sta male e sofferenze da lasciare.

Io capisco la paura di vedere una tragedia che ti lacera il sorriso, io la vedo in ogni viso nel mio Paese ormai ferito.

Ma Presidente, abbia pena di chi fugge dallo strazio, di chi aspira a una terra dove l’alba non è guerra.

Presidente, lei ha ragione, il suo Paese va difeso, che ogni offesa sia punita, che il controllo sia maggiore ma non mi lasci nell’orrore che distrugge la mia vita;

Il mio sogno è ancora vivo e mia madre è lì che aspetta, il suo nome lo conosce, è la madre di ogni uomo: “Libertà, Pietà, Perdono”.

(Luisa)

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Grandi Sogni

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“La sola verità che posso scrivere è quella dell’istante che vivo”                        (Italo Calvino)

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Era bello, era luminoso, era un sogno.

Milo quella mattina si svegliò con una gran voglia di piangere; decise di aspettare in silenzio il tramonto per chiudere gli occhi e aprire il suo cuore.

Non credeva ci potesse essere cosa più bella di quella tenerezza provata, sfumata nel vento e ricercata nell’oscurità.

Il buio inclemente non dispensò più immagini di luce e Milo attese ogni giorno quella promessa di vita.

*****   *****

Il passare del tempo aveva sbiadito la musicalità di quel ricordo, e ora Milo non aspettava più nulla.

I tramonti erano cicli giornalieri.

Indifferente ai suoi occhi il rosso del cielo

e alle sue orecchie il rumore del mare.

Correva sulla sua moto lasciandosi dietro soltanto una scia di fumo.

*****   *****

Quale metamorfosi ci trasforma in statue di cera, dai sorrisi forzati e dalle movenze fallaci?

Il cuore, per un istante, all’improvviso si ferma e d’improvviso incomincia a seguire nuovi ritmi.

Dio abbia pietà di noi.

*****   *****

Il tempo inesorabilmente passa, ogni slancio si smorza in un’amara sconfitta.

Si perde il senso della vita, si perde la capacità di ascoltare il canto degli angeli, di vedere le sfumature del mare.

Quali sono i tuoi pensieri? I tuoi occhi sono spenti.

Io ho solo nove anni, e forse ne avrò nove per sempre, ma i miei sogni sono grandi…se vuoi possiamo giocarci insieme?“.

Milo trasalì; quella bambina dagli occhi neri era lì, in piedi, davanti a lui ed era a lui che stava parlando.

Le parole sono note di speranza

ma non sempre tutto può essere compreso.

*****   *****

Per un attimo si vacilla e non si riconosce più il proprio volto.

Milo non voleva pensare al passato, ma furono gli occhi di quella bambina a ricordargli le sfumature dell’arcobaleno e la sua anima tornò a vivere.

*****   *****

La piccola bambina aveva negli occhi la lucentezza di una stella ed il suo sorriso era dolce come una poesia.

Milo restò a guardarla, come fosse il miraggio di un sogno, e lei come sogno svanì dietro le porte di un orfanotrofio.

*****   *****

Il cuore era sereno, disteso sopra un letto di speranza.

Quella sera Milo decise di non uscire.

Il pallore lunare accarezzò i suoi pensieri,

e un sonno dolce lo cullò per tutta la notte.

*****   *****

Fuori pioveva.

Il grigiore del mondo sembrava un velo pesante che copriva ogni colore,

ma dietro quel velo di nuovo la luce.

L’importante era saper scrutare oltre.

*****   *****

Sarebbe bello poter giocare con i sogni

e ballare la danza del tempo afferrando incautamente un ricordo

per tornare a cogliere le sfumature del cielo.

Milo pensava al sorriso della bambina che con tanta generosità gli aveva regalato una poesia da condividere.

Aveva voglia di rivederla.

*****   *****

Si spinse oltre quel giardino di fiori non colti.

I bambini giocavano, ridevano

e quel trambusto, quelle risate, erano musica intonata col sole.

Milo si guardò intorno e, ancor prima che potesse scorgere il volto della dolce bambina, si sentì afferrare la mano e trascinare verso un piccolo laghetto artificiale.

*****   *****

La mia casa è uno specchio di mare,

ho navigato verso orizzonti di pace, conquistando la stima di pirati e ricchi signori.

Ho un vago ricordo di ori e palazzi,

ma non potrò mai scordare il colore del cielo del giorno in cui ho scoperto di avere un nuovo amico”.

*****   *****

Iniziò a piovere, la bambina cominciò a correre intorno a quel laghetto, Milo era felice, “Come ti chiami?” le chiese; “Il mio nome? ogni giorno lo cambio. Ogni giorno sono diversa; sempre io ma mai la stessa. Le sorelline ed i fratellini che mi circondano mi chiamano Serena ed io chiamo loro sempre con lo stesso nome, ma ogni giorno abbiamo un sogno diverso da raccontarci.”

“Andiamo dentro Serena, o ci bagneremo tutti se continuiamo a stare fuori.”

***** *****

Milo si affezionò molto alla sua nuova piccola amica e lei a lui.

Ogni occasione era un motivo per stare insieme; giocare, con leggerezza e spontaneità correndo senza pensieri verso il futuro, con la gioia semplice e completa di vivere l’attimo da condividere.

***** *****

“Cosa vuoi fare da grande?” chiese un giorno Milo alla sua piccola amica. La bambina non rispose, lo guardò sorridendo e gli chiese cosa significasse diventare grandi.

Milo restò un attimo a pensare, provò a rispondere:

“Crescere, seguendo i propri desideri, provando a realizzarli…”

Poi restò in silenzio e fra se e se si chiese se da grandi si sarebbe potuto ancora inseguire una stella e addormentarsi cullati dalla dolce luna.

***** *****

Milo quando poteva correva all’orfanotrofio, non lontano dalla sua scuola. Alla fine della giornata scolastica, andava a trovare la piccola Serena e la sera spesso restava a casa, invece di uscire come era solito fare per una partita di pallone o un concerto allo stadio. Nella sua stanza, seduto alla sua scrivania, riprese a scrivere…piccole storie, memorie di giorni vissuti, fantasie di paesaggi lontani; i suoi racconti, lasciati incompleti ormai da troppo tempo, ripresero a fiorire come dolce risveglio all’ alba di un nuovo giorno.

***** *****

Può succedere di cambiare percorso e lasciare scivolare il tempo in una dimensione misteriosa e inafferrabile.

Si cambiamo abitudini e ci si ritrova diversi.

Il  cambiamento può farci sentire smarriti, proiettati verso un altro angolo di cielo fino ad allora sconosciuto…:

“Le sfumature dell’azzurro sono infinite.”

***** *****

Il sogno sfiora il pensiero e di notte il vento accarezza i sogni

cullandoli in un abbraccio di pace per poi giungere alla scoperta di un sospiro.

Gli occhi guardano il giorno e la luce si tramuta in splendore.

***** *****

Milo, aveva vissuto quel passato o stava rincorrendo un sogno?

Il tempo si era fermato lungo un sorriso di bambina e ora ricercava  la strada per tener vivo quel ricordo.

Si incamminò lungo un sentiero di campagna, verso la speranza

ma la strada era interrotta.

***** *****

Una scia di luce luminosa sfiorò il suo corpo

e a cavallo di quella scia si lasciò guidare verso il mistero.

***** *****

Un mistero troppo oscuro e triste

***** *****

Ogni giorno Milo attendeva la sua amica nel giardino dei sorrisi,

il suo cuore gioiva nel vederla correre e inseguire i suoi sogni,

confondendosi in un gioco di colori e suoni.

L’attendeva ogni giorno per vedere i suoi capelli scompigliati dal vento.

L’attendeva ogni giorno per vedere i suoi occhi baciati dal sole,

regalando di notte alla luna la luminosità di quel riflesso.

***** *****

Ma da un po’ di giorni era solo l’assenza a fargli compagnia.

***** *****

Lui da tempo l’aspettava sulla soglia del destino
Lei giocava e sorrideva spensierata in quel giardino
e ora….
non la sente più cantare
ogni giorno è più lontana
ora invano lui l’attende
ora invano lui la chiama….

La sua voce è un eco muto
e la risposta è nel silenzio
“La tua amica non sta bene”
crolla il mondo in un momento.

Lei lo attende sulla soglia di un giaciglio sofferente
Lui sconfitto resta inerme come salice piangente

***** *****

Gli occhi lucidi di Milo si trasformarono in vuoti a rendere, quando videro la sua piccola amica distesa su un letto di sofferenza.

Sfiorò le sue piccole mani e lei sorrise.

I suoi occhi neri, grandi e dolci, accarezzarono il dolore,

momentaneamente lenito da quell’abbraccio di sguardi.

***** *****

Milo cercò di rassicurare la piccolina.

Lei era serena, rassegnata al suo destino e felice di avere il suo amico vicino.

Non disse nulla, ma non smise mai di sorridere.

Si lasciò cullare senza paura dall’onda del tempo

che la voleva lontana dalla vita.

***** *****

…E di notte, come soffio di vento, si perse nell’etere…

Intrattenibile e irraggiungibile, distesa sul soffice mantello di una nuvola, scomparve nel nulla, così come era venuta.

***** *****

E’ l’abbandono che ci logora, ci strazia l’anima e ogni attimo è sofferenza.

Il dolore che si avverte,  è un lacerante stato di angoscia in cui si annaspa.

Ci si sente sconfitti, impotenti, lontani dalla vita, consapevoli della miseria umana.

Le lacrime inesorabilmente scendono, impossibile fermarle.

E’ la disperazione che prende il sopravvento, ogni cosa vissuta è priva di senso e l’unica realtà che si avverte è un vuoto interiore graffiato dallo strazio:

“Un nulla in cui proiettiamo noi stessi.”

***** *****

Milo non si era sbagliato

aveva vissuto il ricordo di quel che la vita gli aveva promesso.

Non tutto era perduto, non poteva lasciare che il dolore soffocasse la speranza di afferrare un sogno.

Restò immobile, sospeso fra la rabbia e la rassegnazione, volse lo sguardo al cielo e ne colse il fiore dell’eternità.

***** *****

L’acqua scorreva nel fiume, e, al di là della sponda destra, una barca ancorata a terra reclamava la sua libertà: “Viaggiare sull’onda del tempo a ridosso di un moto perpetuo e mai uguale.”

Il sole era una palla di fuoco.

***** *****

Milo si adagiò sulla fresca terra a dipingere con la mente i colori di un arcobaleno invisibile agli occhi;

ogni sfumatura si perse nella memoria.

Il nostro essere stati”, come forme più semplici e pure, come gioco di vite lontane, come spazi di sogni riempiti, ci rende più confusi e sfuggenti.

***** *****

Una musica assordante sfiora la vita e quel frastuono ci addormenta per sempre.

***** *****

Milo si ritrovò a camminare su una nuvola di ovatta, e il candore del sonno lo avvolse in un abbraccio di calore.

“Se lei fosse nata dall’onda del mare, avrebbe avuto forse pensieri leggeri come il vento?”

Si lasciò rapire dalle sue fantasie e si ritrovò immerso in una favola.

***** *****

Quale poesia scrisse il poeta che non aveva più memoria?

“I miei giorni non hanno memoria, il tempo riempie di vuoto il mio passato

ho raggiunto un sospiro di desolata lontananza da me stesso, e ora ricordo solo di non aver vissuto.

Tremante la mia mano disegna la linea del mio sorriso ma è solo uno schizzo di incomprensibile valore.

Ho sorriso per i suoi occhi ormai perduti per sempre, o per la gioia di averla incontrata?

Non ricordo, non ricordo più niente”

***** *****

La grande terra del sole, paesaggi misteriosi e mai esplorati.

Milo restò immobile oltrepassando i confini del tempo.

I suoi ricordi lo trasportarono alle soglie del mondo

e lui si fermò a guardare sorpreso la vita.

Camminò tutta la notte, addormentandosi su un letto di stelle.

Si svegliò adulto.

Era cambiato, mai più lo stesso.

“Ti vedo,

ora che sei lontana, ti vedo amica cara.

I nostri destini si sono sfiorati e la mia vita è cambiata.

La forza del tuo amore mi ha donato la poesia

e ora sento una dolce musica che aleggia nel vento:

sono le tue parole che mi raggiungono.

Ora che sei lontana ti vedo, amica cara,

e con me, nel mio cuore, resterai per sempre.”

***** *****

Lontano può essere vicino: vicino al tuo cuore, vicino ai tuoi sogni.

Un paesaggio sfumato che si delinea nella mente e diviene reale.

Sogno e realtà si confondono,  ed è quel ricordo confuso che riaffiora, che ti afferra la mano e ti illumina la vita.

***** *****

Fuori pioveva.

Di notte il sonno era leggero;

i ricordi trattenevano il respiro per non appesantire  i sogni:

fugaci meteore di speranza”.

***** *****

E così il passato rivive e i giorni andati riemergono dal nulla,

belli o brutti, sarebbero rimasti.

Milo era immobile, era solo nella sua stanza,

il silenzio lo avvolgeva ed egli si lasciò vincere dalla malinconia,

non aveva altro sfogo che piangere.

***** *****

I suoi occhi lucidi reclamavano una stella,

la notte gli regalò la luna e d’improvviso il suo pianto cessò.

***** *****

In punta di piedi ti vengo a cercare

e tu sei lì  distesa sulla soglia del tempo

Ho pregato affinché il giorno non morisse e i tuoi occhi potessero continuare a smorzare le mie inquietudini.

Tu musa della mia anima che sostieni il mio incedere incerto e barcollante.

In punta di piedi ti vengo a cercare e…

comunque e ovunque sempre ti trovo.”

(Luisa)

Attimi di eternità

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E’ solo un attimo, forse mai vissuto

regalato ai sogni e lasciato fiorire nella mente come memoria di giorni lontani che accompagnano la solitudine dell’esistenza, ridondante di lamenti e lacrime.

E’ solo un attimo

inafferrabile come il vento,

né falso né vero

presente solo nei pensieri,

fluttuante e vago come la vita.

E’ l’attimo in cui si scorge all’orizzonte una luce tenue e improbabile, luce di  un alba che si attende in un incedere incerto e misterioso.

E’ l’attimo in cui ti incontro, ti parlo e sorrido.

E’ quello l’attimo che sfugge dal tempo,

per questo eterno.

(Luisa)

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"Un uomo si propone il compito di disegnare il mondo. Trascorrendo gli anni, popola uno spazio con immagini di province, di regni, di montagne, di baie, di navi, d'isole, di pesci, di dimore, di strumenti, di astri, di cavalli e di persone. Poco prima di morire, scopre che quel paziente labirinto di linee traccia l'immagine del suo volto" by Jorge Luis Borges